il Movimento Cyberpunk

Cyberpunk.

cyberpunk: /si:´ber·puhnk/, n.,adj.

[orig. by SF writer Bruce Bethke and/or editor Gardner Dozois] A subgenre of SF launched in 1982 by William Gibson's epoch-making novelNeuromancer (though its roots go back through Vernor Vinge's True Names (see the Bibliography in Appendix C) to John Brunner's 1975 novel The Shockwave Rider). Gibson's near-total ignorance of computers and the present-day hacker culture enabled him to speculate about the role of computers and hackers in the future in ways hackers have since found both irritatingly naïve and tremendously stimulating. Gibson's work was widely imitated, in particular by the short-lived but innovativeMax Headroom TV series. See cyberspace, ice, jack in, go flatline.

Since 1990 or so, popular culture has included a movement or fashion trend that calls itself ‘cyberpunk’, associated especially with the rave/techno subculture. Hackers have mixed feelings about this. On the one hand, self-described cyberpunks too often seem to be shallow trendoids in black leather who have substituted enthusiastic blathering about technology for actually learning anddoing it. Attitude is no substitute for competence. On the other hand, at least cyberpunks are excited about the right things and properly respectful of hacking talent in those who have it. The general consensus is to tolerate them politely in hopes that they'll attract people who grow into being true hackers.

da: http://catb.org/~esr/jargon/html/C/cyberpunk.html

Cyberpunk (a portmanteau of cybernetics and punk) is a genre of science fiction that focuses on computers or information technology, usually coupled with some degree of breakdown in social order. The plot of cyberpunk writing often centers on a conflict among hackers, artificial intelligences, and mega corporations, tending to be set within a near-future dystopian Earth, rather than the "outer space" locales prevalent at the time of cyberpunk's inception. Much of the genre's "atmosphere" echoes film noir, and written works in the genre often use techniques from detective fiction.

While this gritty, hard-hitting style was hailed as revolutionary during cyberpunk's early days, later observers concluded that in terms of literature, most cyberpunk narrative techniques were less innovative than those of the New Wave, twenty years earlier. Primary exponents of the cyberpunk field include William Gibson, Bruce Sterling, John Shirley and Rudy Rucker. The term became widespread in the 1980s and remains current today.

During the early- and mid-1980s, cyberpunk became a fashionable topic in academic circles, where it began to be the subject of postmodernist investigation. During the same period, the genre penetrated Hollywood and helped propel cyberpunk as one of staples of science fiction. Many popular, high-grossing films such as Blade Runner and the Matrix trilogy can be seen as prominent developments of the genre's visual styles and themes. Computer games, board games and role playing games often feature storylines that are heavily influenced by cyberpunk writing and movies. Beginning in the early 1990s, trends in fashion and music were labeled as cyberpunk.

As a wider variety of writers began to work with cyberpunk concepts, new sub-genres emerged, such as steampunk, biopunk and cyberprep, each of which focuses on technology and its societal effects in a different way. In addition, some people say that works such as Neal Stephenson's Snow Crash define a postcyberpunk category, though whether this category is distinct may be only a matter of definition.

da: http://en.wikipedia.org/wiki/Cyberpunk
Rilasciato sotto Licenza GFDL - GNU Free Documentation License (see Copyrights for details).

Il Cyberpunk è una corrente letteraria e artistica nata nella prima metà degli anni '80, prevalentemente nell'ambito della fantascienza.

I fondatori vengono comunemente considerati William Gibson, per i racconti e romanzi fortemente innovativi e caratteristici dal punto di vista stilistico e delle tematiche, e Bruce Sterling, per averne scritto il manifesto poetico-politico Manifesto della nuova fantascienza. Bruce Sterling ha definito il cyberpunk come "l'integrazione del mondo high tech e della cultura pop, specialmente nel suo aspetto underground".

da: http://it.wikipedia.org/wiki/Cyberpunk
A cui ho partecipato anch'io.
Rilasciato sotto Licenza GFDL - GNU Free Documentation License (see Copyrights for details).


Ripensando al Cyberpunk

Salvatore Proietti di fantascienza.com scrive una rubrica per il 96° numero di Delos. Il titolo è ripensando al cyberpunk. E' l'analisi del movimento che ha cambiato una certa fantascienza negli anni '80, dalle origini alla sua assimilazione. E' da sottolineare la considerazione di Proietti sull'origine del cyberpunk, che considera un genere che doveva manifestarsi dati gli innumerevoli anticipatori, non un qualcosa che è stato inventato, o un punto di svolta decisivo. Molti autori già trattavano argomenti centrali del cyberpunk anni prima della sua affermazione e alcuni di questi erano sconosciuti anche a me :): Joanna Russ e John Varley che anticipa il corpo biologico invaso dalla cibernetica. Vengono citati Overdrawn at Memory Bank (1976), The Void Captain's Tale di Norman Spinrad, City Come A-Walkin' (1980; Il rock della città vivente, Urania) di John Shirley, già con gli occhiali a specchio...
Si parla di William Gibson, Neuromante, Bruce Sterling, Neal Stephenson, Rucker e gli altri autori che hanno scritto cyberpunk.

""tutto cominciò con Il cielo sopra il porto era del colore della televisione, sintonizzata su un canale morto""
Peccato che il canale morto non ci sarà più...digital awareness.

link a Ripensando al Cyberpunk

Cyberpunk Videozine vol.1 di Gomma - 1991 - ed. Shake

LCyberpunk videozionea shake fece uscire tre volumi della Cyberpunk Videozine, dove erano presenti interviste, riprese e informazioni sul mondo underground, degli hackers/phreakers e della letteratura cyberpunk. Il primo volume, è possibile scaricarlo dalla rete ed2k. I restanti (il secondo è del '95,l'ultimo è del '98) sono difficilmente ritrovabili. Ci vorrebbe qualcuno che si prendesse l'onere di digitalizzarli...chissà...
Un grazie a chi ha avuto la voglia di fare il VHSrip. Forse tutto è iniziato da qui!. Per chi invece abita vicino a Modigliano Veneto, in biblioteca c'è la VHS del vol.II

Link ed2k alla Videozine

Info:
prodotta nel 1991
Shake Edizioni
Formato originale VHS (PAL)

FourCC: XVID
Resolution: [ Width: 352 Height: 288 ]
Frame Rate: 25.000 frames per second
Average DRF/quantizer is 3.24
Std. Deviation is 1.57
Kilobits per Second: 998.99

Per comprare i restanti ho trovato questi.
https://www.gemm.com/ddc/cart.pl?&ss=VIDEO&a_refno=642367315


Tutto il potere agli Overclocker

Articolo apparso sull'Espressonline, l'anno scorso,

Usano il pc per andare oltre il presente. Tra fantascienza e utopia. Ecco i nuovi ribelli secondo il profeta del cyberpunk Bruce Sterling

di Francesca Tarissi
Cinquant'anni ad aprile e aria gioviale, Bruce Sterling è lontano anni luce da quell'immagine dark che si visualizza istantaneamente in chiunque pronunci la parola "punk". Nessun chiodo di pelle iperborchiato, nessun accessorio strano di metallo, niente anelloni, piercing o capelli colorati dritti in testa. Il guru del movimento letterario cyberpunk, lo stesso che ne delineò il manifesto poetico-politico nell'antologia di racconti fantascientifici "Mirrorshades", il texano che guidava un gruppo di giovani (allora) talenti che intendevano vivere ed esperire la tecnologia "sottopelle", oggi è un signore appena informale ed eccentrico. Ma l'ex ragazzaccio di Brownsville non ha rinunciato a muovere le idee e a proporre al mondo la sua personale visione della tecnologia, connessa con la politica.

Lei è venuto in Italia per partecipare a un convegno sulla roboetica, l'etica applicata ai robot. Che cosa ci fa uno scrittore cyberpunk in mezzo a tanti scienziati e accademici?
"Negli anni '80, quando scrivevo per le riviste di fantascienza, mi sarebbe piaciuto davvero molto entrare in contatto con un certo mondo scientifico. L'idea che adesso ho un peso letterario sufficiente da potermi rivolgere a persone di questo tipo, mi diverte e al contempo mi interessa molto. Temo, però, che ciò significhi che dovrò comportarmi come un intellettuale rispettabile. Del resto, ormai preferisco essere un intellettuale rispettabile piuttosto che un orribile cyberpunk...".

Non si considera più un punk?
"In passato lo sono certamente stato. Ho ancora gli orecchini, la giacca di pelle nera... Quando avevo 25 anni, e cioè 25 anni fa, ero più in conflitto con la cultura del momento di quanto non lo sia adesso. Ero un punk, uno scrittore punk bohémien. Ora sto uscendo da tutto questo".

Ci sono ancora i cyberpunk nel 2004?
"Oh, direi che i nomi e le definizioni non hanno importanza. I nomi cambiano continuamente: bohémien, flapper, hippie, punk, raver, dissident. C'è sempre una minoranza giovanile scontenta. Fa parte della condizione umana ed è positivo perché può portare a una maggiore chiarezza di quanto ci circonda. Il movimento punk in senso stretto non diverrà mai un movimento di massa. Oltre la metà della popolazione americana ha accesso a un computer. Io ho un portatile e anche lei sicuramente ne ha uno. Sono questi gli aspetti che si diffondono veramente, non tanto il fatto che la gente legga le parole che io ho usato nelle mie idee, le idee che ho discusso vent'anni fa. La vera vittoria non è il fatto che io abbia detto qualcosa che ha avuto effetto, ma è che adesso siamo tutti cyber. Io sono un cyberpunk, ma c'è un cyberesercito, una cyberaccademia, un cybergoverno, una cyberstampa...".

Quindi in realtà siamo tutti dei cyberpunk?
"Sì, tutti. Perché la verità è che non hai bisogno di essere un punk quando si tratta di un'idea nuova. Quando hai un'idea nuova e rivoluzionaria la gente ti definisce punk. Non sono stato io a scegliere quel nome. Guarda quanti computer ci sono oggi in giro. I computer sono ovunque, gli aspetti cyber sono ovunque. Ho un computer così piccolo da poterlo tenere in tasca. Venticinque anni fa non esisteva e adesso eccolo qua: non solo ne ho uno, ma è anche europeo!".

D'accordo però che il nome punk suoni un po' datato?
"Sì, è sorpassato. Passo molto tempo con i giovani scrittori e gli dico sempre di non definire se stessi cyberpunk, perché è fuori moda. Molto meglio che si definiscano Overclocker".

Scusi?
"In Rete vengono definiti Overclocker quelli che amano spingere il proprio computer oltre i suoi limiti teorici. In senso lato, gli Over Clocker sono quelle persone che cercano di guardare e andare sempre un po' oltre le frontiere del presente. Ecco perché gli Overclocker sono gli eredi dei cyberpunk. Io e quelli della mia generazione restiamo dei cyberpunk perché siamo troppo vecchi per essere Over Clocker. Questi nuovi scrittori di fantascienza, come Cory Doctorow e Charles Stross (i più conosciuti), o anche Karl Schroeder, Peter Watts, Wil McCarthy e Alastair Reynolds, hanno invece al massimo trent'anni. Hanno letto i nostri lavori e in un certo senso sono i nostri eredi spirituali. La differenza tra noi e loro è costituita da vent'anni di sviluppo tecnologico. Ciò significa che vivono e lavorano in una società diversa da com'era la nostra. Gli Over Clocker utilizzano le e-mail e pubblicano sui blog: noi vecchi cyberpunk, alla loro stessa età, eravamo invece abituati a stampare con le Xerox e a battere con la macchina da scrivere".

Tra i nomi che mi ha citato, c'è n'è uno in particolare che lei considera il suo vero erede spirituale?
"Esiste un gruppo di giovani scrittori che più volte l'anno si riunisce da me. Io esercito indubbiamente una certa influenza su di loro e sul gruppo letterario di discussione che abbiamo creato insieme, ma in nessun modo cerco di far sì che loro scrivano secondo il mio stile. Sponsorizzando "Turkey City Workshop" (questo è il nome del gruppo), sto cercando di ripagare il debito che io ho verso gli scrittori che mi aiutarono quand'ero giovane e sconosciuto. Io penso che ognuno debba dare ai propri eredi gli strumenti di cui hanno bisogno per creare i propri lavori, evitando il più possibile di opprimerli con l'eredità che lasciamo loro".

Che cosa scrive adesso?
"Via via che invecchio e divento rispettabile, scrivo di cose più serie. Mi occupo soprattutto di politica contemporanea. Sono tempi molto duri per gli Stati Uniti. Non mi ricordo di aver mai vissuto un momento così brutto. Le cose vanno male quasi come negli anni '50 e a metà degli anni '70. Stanno succedendo delle cose molto brutte".

Scorge all'orizzonte dei pericoli per la nostra libertà civile e digitale?
"Sì, esatto. Occorrerebbe stabilire delle leggi. L'argomento è molto serio. Le libertà civili legate a Internet sono in una fase iniziale. Ma occorre essere consapevoli che la libertà civile ed elettronica non è un qualcosa che si può avere e basta. Bisogna conquistarla nuovamente, di volta in volta. Bisogna continuamente ricrearla. Il mio sospetto è che il pericolo più grave oggi sia rappresentato da una sorta di conquista pianificata dello Stato da parte di multinazionali corrotte. Quando a essere implicati sono i livelli più alti del governo, allora diventa impossibile innovare. La società finisce impantanata in una serie infinita di speculazioni di stile mafioso che non portano a nulla. In questo senso, penso che la Russia sia all'avanguardia rispetto al resto del mondo. Non grazie al modello sovietico, ma a modelli tipo Yujos Oil: un nuovo ordine mondiale gestito da imbroglioni con dei conti in banca all'estero, che possono comprare e rivendere i politici a loro piacimento. Qualcosa di simile a quanto sono state Enron negli Usa e Parmalat in Italia. Una società del genere può apparire libera dal di fuori, con i suoi annunci televisivi colorati e le donne curate e ben vestite, ma la sua cultura, la cultura che permea la società, è ferma, impantanata, e soffoca lentamente per mancanza di onestà".

E come si può combattere un simile stato di cose?
"Si può combattere riconoscendo e proteggendo quelle cose che, come ebbe a dire una volta Italo Calvino, "non sono parte dell'inferno". Bisogna essere consapevoli di ciò che succede e riconoscere che non ci sono vittorie finali nella battaglia per la "libertà". Il prezzo della libertà potrebbe benissimo essere "la vigilanza eterna", ma dato che noi esseri umani non siamo eterni non abbiamo bisogno di soluzioni permanenti e incredibili. Ci basta fare del nostro meglio mentre abbiamo la fortuna di essere qui. Il pericolo maggiore è quello di una guerra civile globale. Un movimento globale che si scontra contro il capitalismo a livello mondiale. Con effetti devastanti. Ma cose orrende sono avvenute durante tutto il Ventesimo secolo e siamo comunque sopravvissuti. Non credo nell'Apocalisse. Trovo che l'idea dell'Apocalisse sia noiosa. Potremmo attraversare un brutto momento di una decina d'anni, ma non sarebbe permanente, quindi non dovremmo disperare. Corriamo un rischio, ma è soltanto un rischio. I momenti brutti passano, proprio come quelli belli".

A Cyberpunk Manifesto, di Christian As.Kirtchev (Italiano, prima parte, il Cyberpunk)

Traduzione italiana apparsa per la prima volta probabilmente sulla zine dell'Attila_Hack Crew. L'autore della traduzione è molto probabilmente Away, appartente alla zine sopra citata. Mi sono permesso di aggiungere i due capitoli mancanti, formattarlo e mettere il vero autore del manifesto, che è Christian As.Kirtchev.

Siamo le MENTI ELETTRONICHE, un gruppo di liberi pensatori ribelli. Cyberpunk.

Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto, non conosciamo frontiere.
Questo e' il nostro manifesto. Il manifesto del Cyberpunk.
  1. Siamo quelli, i Diversi. Ratti tecnologici, che nuotano nell'oceano dell'informazione.
  2. Siamo quelli schivi, i ragazzini a scuola che siedono nell'ultimo banco, nell'angolo della classe.
  3. Siamo i giovani che tutti considerano strani.
  4. Siamo gli studenti che hackano i sistemi, che esplorano la profondità della sua portata.
  5. Siamo quelli cresciuti nel parco, seduti su una panchina, con il portatile sulle ginocchia, che programmano l'ultima realtà virtuale.
  6. Nostro è il garage, riempito di aggeggi elettronici. Il saldatore nell'angolo della scrivania e vicino la radio smontata - anche queste cose sono nostre. Nostra è la cantina con il computer, la stampante che ronza e il modem che fa beep.
  7. Siamo quelli che vedono la realtà in un modo diverso. Il nostro punto di vista mostra piu' di quello che la gente normale vede. Essi vedono solo quello che è esternamente, ma noi vediamo dentro. Questo è quello che siamo, realisti con gli occhiali dei sognatori.
  8. Siamo quelle strane persone, per la maggior parte sconosciute ai vicini. Gente, assorta nei suoi pensieri, che siede tutti i giorni davanti al computer, che mette a soqquadro la rete per qualcosa. Non usciamo spesso, solo di tanto in tanto, solo per andare al vicino negozio di radiofonia, o al solito bar per incontrare i pochi amici che abbiamo, o per incontrare un cliente, o dal farmacista... o solo per una passeggiata.
  9. Non abbiamo molti amici, solo alcuni con cui andare alle feste. Tutti gli altri che conosciamo, li conosciamo sulla rete. I nostri veri amici sono lì, all'altro capo del filo. Li conosciamo con il nostro canale di IRC preferito, con i news-groups, con i sistemi nei quali cazzeggiamo.
  10. Siamo quelli a cui non importa ciò che gli altri pensano di noi, non ci importa di come sembriamo o cosa la gente dice in nostra assenza.
  11. Alla maggior parte di noi piace vive nascosti, essere sconosciutia tutti eccetto i pochi con cui inevitabilmente dobbiamo avere contatti.
  12. Altri amano la pubblicità, amano la fama. Sono conosciuti da tutti nel mondo underground. I loro nomi sono sentiti spesso li. Ma siamo tutti uniti da una sola cosa - noi siamo Cyberpunks.
  13. La società non ci capisce, noi siamo "strani" e "pazzi" agli occhi della gente normale che vive lontano dalla libera informazione e dalle libere idee. La società impedisce la nostra corrente di pensiero - una società che vive, pensa e respira in una unica maniera - uno stereotipo.
  14. Ci rinnegano perche' pensiamo come gente libera, e il libero pensiero è proibito.
  15. Il cyberpunk ha apparenze esteriori, è non-movimento. I cyberpunks sono persone, che partono dalla normalità, sconosciute agli altri, all'artista tecno-maniaco, al musicista, allo studente superficiale, che suonano musica elettronica.
  16. Il cyberpunk non à più un genere letterario, nemmeno una normale sottocultura. Il cyberpunk è una nuova cultura della solitudine, figlia di una nuova generazione. Una cultura che unisce i nostri interessi e i nostri punti di vista. Siamo un'unità. Siamo Cyberpunks.
Il manifesto, che oggi appare un pò anacronistico, è stato il pensiero di una generazione di informatici e pensatori ribelli, oggi appare, un pò distante, lontano, opaco. Non ha più quella vivacità e imapatto di una volta. Sembra quasi che il Cyberpunk sia più vivo in Cina che da noi. Visitate http://www.cyberpunk.cn/

Saggistica Cyberpunk: Lista (in lavorazione)

  • Benedikt, M. (a cura di) Cyberspace. Primi passi nella realtà virtuale, Padova, Muzzio, 1993
  • Berardi "Bifo", F. Mutazione e cyberpunk. Immaginario e tecnologia negli scenari di fine millennio, Genova, Costa & Nolan, 1994
  • Brolli, D. (a cura di) Cavalieri elettrici, Roma-Napoli, Theoria, 1994
  • Burrows, R. - Featherstone, M. (a cura di) Tecnologia e cultura virtuale. Cyberspace, cyberbodies, cyberpunk, Milano, Franco Angeli, 1999
  • Caronia, A. "Uno strano movimento di strani scrittori", in "Alphaville", n.1/1991, Bologna, Telemaco
  • Caronia A., Gallo D. Houdini e Faust. Breve storia del cyberpunk, Milano, Baldini & Castoldi, 1997
  • Dery, M. Velocità di fuga. Cyberculture di fine millennio, Milano, Feltrinelli, 1997
  • Gallo, D. "La nuova carne. Il corpo anni Novanta del cyberpunk", in "Alphaville", n.1/1992, Bologna, Telemaco
  • Giovannini, F. Cyberpunk e splatterpunk: guida a due culture di fine millennio, Roma, Datanews, 1992
  • Giovannoli, R. La scienza della fantascienza, Milano, Bompiani, 1991
  • Haraway, D. Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Milano, Feltrinelli, 1995
  • Kellner "Mapping the present from the future, from Baudrillard to cyberpunk" in Media culture, London, Routledge, 1995
  • Levy, S. Hacker. Gli eroi della rivoluzione informatica, Milano, Shake, 1996
  • McCaffery, L.
    - Storming the reality studio, Durkham, Duke University Press. 1991
    - "Il deserto del reale", in Nicolazzini, 1994
  • Nicolazzini, P. (a cura di) Cyberpunk, Milano, Nord, 1994
  • Pagetti, C. I sogni della scienza. Storia della science fiction, Roma, Editori Riuniti, 1993
  • Scelsi, R. (a cura di)Cyberpunk. Antologia di scritti politici, Milano, Shake, 1990
  • Spinrad, N. "I Neuromantici", in "IASFM Ed. Italiana", n.4/1993, Bologna, Telemaco
  • Sterling, B.
    - "La nuova fantascienza", in "Alphaville", n.1/1992, Bologna, Telemaco

  • - "Il cyberpunk negli anni Novanta", in "IASFM Ed. Italiana", n.2/1994, Bologna, Phoenix
  • Suvin, D. "A proposito di Gibson e del cyberpunk", in "Alphaville", n.1/1992, Bologna, Telemaco
  • Swanwick, M. "Guida ai postmoderni", in "IASFM Ed. Italiana", n. 4/1993, Bologna, Telemaco

Cyberpunk Timeline - la storia

Cyberpunk Timeline 1928 Early use of the word "punk" to signify a criminal. 1948 The word "cybernetics" coined by Norbert Wiener 1955 The Naked Lunch published 1960 The word "cyborg" coined by Manfred Clynes 1968 Do Androids Dream of Electric Sheep published 1972 K.W. Jeter completes Dr. Adder (Spring) 1973 "The Girl Who Was Plugged In" published in New Dimensions 3 Gravity's Rainbow published 1975 Shockwave Rider published 1976 The Ramones release first album; punk begins 1977 "Fragments of a Hologram Rose" published in Unearth (summer)

Manifesto del Connettivismo

Il manifesto del connettivismo è il punto di arrivo di alcuni appassassionati partiti dal movimento cyberpunk. Trasformatisi e avendo cambiato punto di vista hanno creato un manifesto che riflette la loro visione attuale. Tuttavia discutibile, il manifesto del connettivismo rappresenta una fra le varie trasformazioni che il (defunto?) cyberpunk ha subito.

Gli autori del manifesto sono:

pykmil
X
zoon

In allegato, il manifesto. (visualizza l'articolo tramite "leggi tutto" per scaricarlo)

Notes Toward a Postcyberpunk Manifesto

Lawrence Person writes "With Neil Stephenson and Bruce Sterling hot topics of interest here on Slashdot, I thought my "Notes Toward a Postcyberpunk Manifesto" might help add to /.'s SF debate. This originally appeared last year in an issue of Nova Express, the Hugo-nominated small press SF magazine I edit. However, though it's been translated into Portugese, it's never appeared on the web before. It discusses exactly why original cyberpunk works like Neuromancer were important, and why the work people like Stephenson, Sterling, Egan, Macleod, etc. are doing right now should more properly be thought of as postcyberpunk.

Notes Toward a Postcyberpunk Manifesto

by Lawrence Person

"Critics, myself included, persist in label-mongering, despite all warnings; we must, because it's a valid source of insight-as well as great fun."

- Bruce Sterling, from the introduction to Mirrorshades

Bud, from Neal Stephenson's The Diamond Age, is a classic cyberpunk protagonist. An aggressive, black-leather clad criminal loner with cybernetic body augmentations (including a neurolinked skull gun), Bud makes his living first as a drug runner's decoy, then by terrorizing tourists for money.

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