The Thirteen Floor (Il Tredicesimo Piano) Recensione
Ho visto ieri Il tredicesimo piano, tratto da Simulacron 3 di Daniel Galouye. La regia è di Josef Rusnak, famoso (solo?) in Germania per aver firmato alcune serie televisive. Il film si presenta subito bene: la fotografia color seppia di una Los Angeles del 1937 rappresenta la simulazione creata da una serie di mainframe collegati tra loro che ricreano l'intera città, i suoi abitanti. La città simulata appare ai suoi abitanti come la Realtà. Il ritmo si fa subito interessante: Il creatore, e proprietaro del sistema di simulazione, Hannon Fuller (Mueller-Stahl) scopre però qualcosa, qualcosa di anomalo; dopo averlo scritto in una lettera, che lascia al barman dell'hotel nel 1937, torna al presente, ma viene misteriosamente ucciso. La trama del film porta lo spettatore a seguire i personaggi da un "mondo" all'altro, creando il tipico senso di disorientamento tipico di alcuni film di Cronenberg (eXistenZ in primis) e di opere letterarie come quelle di Dick. Poco per volta la verità viene a galla e, come in una matrioska, la Los Angeles del 1999 è in realtà una simulazione creata in un'altra Los Angeles del 2025. La verità, a dire il vero poco originale viene gestita abbastanza bene, e lascia o spettatore a riflettere su quanti livelli di realtà
ci possano essere. Dato che il film è uscito un pò prima di Matrix, ma nello stesso anno, è assurdo pensare che Il Tredicesimo piano possa aver "tratto ispirazione" dal film dei fratelli Wachowski, considerato anche che il film è tratto da un romanzo. La fotografia è buona, anche se, talvolta le scenografie non convincono pienamente (soprattutto nella Los Angeles del 1999), mentre gli effetti speciali risultano un pò troppo artificiosi (come nella L.A. del 2025). Cogito ergo sum (penso, quindi sono), la famosa massima di cartesio, è l'incipit del film, che rappresenta tutta l'ideologia su cui si basa. Infatti se si possono considerare "persone viventi" coloro in quella che noi pensiamo la realtà, lo sono anche coloro vivono nella simulazione, grazie ai processori e ai suoi calcoli, poichè il pensiero non è qualcosa di tangibile, ma non è altro che il prodotto di stimoli neuro-elettrici. Da qui il discorso si espande, e ci si può chiedere se l'anima di un individuo che crede di possederla è qualcosa di reale, oppure risiede solamente nella nostra misera mente, riproducibile fedelmente da un buon numero di Transistors.
ci possano essere. Dato che il film è uscito un pò prima di Matrix, ma nello stesso anno, è assurdo pensare che Il Tredicesimo piano possa aver "tratto ispirazione" dal film dei fratelli Wachowski, considerato anche che il film è tratto da un romanzo. La fotografia è buona, anche se, talvolta le scenografie non convincono pienamente (soprattutto nella Los Angeles del 1999), mentre gli effetti speciali risultano un pò troppo artificiosi (come nella L.A. del 2025). Cogito ergo sum (penso, quindi sono), la famosa massima di cartesio, è l'incipit del film, che rappresenta tutta l'ideologia su cui si basa. Infatti se si possono considerare "persone viventi" coloro in quella che noi pensiamo la realtà, lo sono anche coloro vivono nella simulazione, grazie ai processori e ai suoi calcoli, poichè il pensiero non è qualcosa di tangibile, ma non è altro che il prodotto di stimoli neuro-elettrici. Da qui il discorso si espande, e ci si può chiedere se l'anima di un individuo che crede di possederla è qualcosa di reale, oppure risiede solamente nella nostra misera mente, riproducibile fedelmente da un buon numero di Transistors.




Davy Bartoloni (not verified):