Clock DVA - L'estetica cyber-industrial
"Eredi della scuola dei Kraftwerk e antesignani
di una estetica cibernetica della musica, i Clock Dva di Adi
Newton sono nati nella fucina industrial di Sheffield, esordendo
con uno stile personale e stratificato e diventando poi il
nome più rappresentativo di un fronte elettronico dai contorni
gotici e metafisici..."
Discografia:
Insieme a "Man-amplified" è "Buried dreams" l'album più rappresentativo e famoso dei Clock DVA, formazione di stampo prettamente elettronico-cibernetico che all'inizio degli anni '90 segnò gli albori di una musica tecnologica codificata proprio sulle nuove tecnologie. Riprendendo ed evolvendo la lezione dei Kraftwerk, il progetto capitanato dall'inquietante Adi Newton si agganciò a riferimenti culturali stratificati, ponendo una radice principale nei conflitti e nei compromessi che interessano l'uomo nell'era delle macchine. Mostrando da una parte le iconografie più comuni e massificate di questa epoca, dall'altra suggerendo legami più complessi tra arte, politica, scienza nel corso dei secoli.
Buried Dreams contiene otto brani, pubblicati in varie versioni anche su alcuni 12" singoli. Ognuno apparentemente collegato ad una delle immagini che compaiono nella copertina. L'esordio si ispira alla sanguinaria Bathory, aprendo subito uno spiraglio di ricerca e di classicità che può spiazzare le aspettative. Ma a partire dalla seconda traccia il sound si fa metronomico, estremamente elettronico, costellato di interventi vocali carichi di ansie e di profetiche sentenze. "Sound Mirror" non lascia indifferenti per le sue trame percussive e ossessive, create con un occhio attuale, ma molto distanti dal mondo commerciale della techno di massa. I suoni sono originali, l' equalizzazione è definita e senza toni intermedi, i vari refrain si susseguono con ripetitività organizzata. "The Reign" è l'altro pezzo di punta, che esalta una tinta di pianoforte elettrico e musicalizza in modo sorprendente la voce di Newton, solitamente più recitativa. Siamo oltre la scuola cosmica, siamo dentro una prima summa delle avanguardie tecnologiche musicali, siamo agli albori di una nuova affermazione delle radici melodiche e armoniche di fronte all'invasione del rumore puro e degli sperimentalismi estremi.
Buried Dreams termina con "The Hacker", cavalcata implacabile di intrecci ritmici e percussivi stacchi orchestrali che polverizzano le possibili immagini suggerite all' ascoltatore. Il brano si sviluppa per molti minuti in continui crescendo che caricano di tensione l' atmosfera altamente cibernetica di tutto l'album.
Un'opera non per tutti i gusti; ma sicuramente un'opera che rende fruibili e comprensibili certi aspetti di un percorso artistico troppo spesso riservato all'elite. I Clock DVA riaffermarono le loro capacità evocative con "Man-Amplified", portando ancora oltre il discorso di contenuti sul rapporto uomo-macchina. Ma è con Buried Dreams che la musica elettronica colta trovò un suo sbocco naturale verso le incertezze del futuro.
"La musica dei Clock DVA fa viaggiare, crea mondi e atmosfere mai immaginate prima, una rivoluzione che porta il termine "cyber" anche in musica..."
sito ufficiale Clock DVA
http://www.sonic-boom.com/clockdva/
(con l'ausilio di mmax+ondarock)
_________________________________________
N3oN_Und3rGrOunD
- White Souls In Black Suits (1980)
- Thirst (1981) (album che vi consiglio)
- ADvantage (1983) (album che vi consiglio)
- Buried Dreams (1989) (album che vi consiglio)
- Man-Amplified (1992)
- Digital Soundtracks (1993)
- Sign (1993)
Insieme a "Man-amplified" è "Buried dreams" l'album più rappresentativo e famoso dei Clock DVA, formazione di stampo prettamente elettronico-cibernetico che all'inizio degli anni '90 segnò gli albori di una musica tecnologica codificata proprio sulle nuove tecnologie. Riprendendo ed evolvendo la lezione dei Kraftwerk, il progetto capitanato dall'inquietante Adi Newton si agganciò a riferimenti culturali stratificati, ponendo una radice principale nei conflitti e nei compromessi che interessano l'uomo nell'era delle macchine. Mostrando da una parte le iconografie più comuni e massificate di questa epoca, dall'altra suggerendo legami più complessi tra arte, politica, scienza nel corso dei secoli.
Buried Dreams contiene otto brani, pubblicati in varie versioni anche su alcuni 12" singoli. Ognuno apparentemente collegato ad una delle immagini che compaiono nella copertina. L'esordio si ispira alla sanguinaria Bathory, aprendo subito uno spiraglio di ricerca e di classicità che può spiazzare le aspettative. Ma a partire dalla seconda traccia il sound si fa metronomico, estremamente elettronico, costellato di interventi vocali carichi di ansie e di profetiche sentenze. "Sound Mirror" non lascia indifferenti per le sue trame percussive e ossessive, create con un occhio attuale, ma molto distanti dal mondo commerciale della techno di massa. I suoni sono originali, l' equalizzazione è definita e senza toni intermedi, i vari refrain si susseguono con ripetitività organizzata. "The Reign" è l'altro pezzo di punta, che esalta una tinta di pianoforte elettrico e musicalizza in modo sorprendente la voce di Newton, solitamente più recitativa. Siamo oltre la scuola cosmica, siamo dentro una prima summa delle avanguardie tecnologiche musicali, siamo agli albori di una nuova affermazione delle radici melodiche e armoniche di fronte all'invasione del rumore puro e degli sperimentalismi estremi.
Buried Dreams termina con "The Hacker", cavalcata implacabile di intrecci ritmici e percussivi stacchi orchestrali che polverizzano le possibili immagini suggerite all' ascoltatore. Il brano si sviluppa per molti minuti in continui crescendo che caricano di tensione l' atmosfera altamente cibernetica di tutto l'album.
Un'opera non per tutti i gusti; ma sicuramente un'opera che rende fruibili e comprensibili certi aspetti di un percorso artistico troppo spesso riservato all'elite. I Clock DVA riaffermarono le loro capacità evocative con "Man-Amplified", portando ancora oltre il discorso di contenuti sul rapporto uomo-macchina. Ma è con Buried Dreams che la musica elettronica colta trovò un suo sbocco naturale verso le incertezze del futuro.
"La musica dei Clock DVA fa viaggiare, crea mondi e atmosfere mai immaginate prima, una rivoluzione che porta il termine "cyber" anche in musica..."
sito ufficiale Clock DVA
http://www.sonic-boom.com/clockdva/
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(con l'ausilio di mmax+ondarock)
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